Volontà e immaginazione

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Contrariamente al senso comune, non è la volontà che mette in moto il cambiamento, ma la nostra immaginazione.

Quando volontà e immaginazione sono in disaccordo dentro di noi, prevale sempre l’immaginazione.

Mentre della volontà sappiamo tutto o quasi, della nostra potenzialità immaginativa ne sappiamo molto poco. Per dimostrarvelo provate a immaginare che il vostro dito mignolo si trarforma in una farfalla. Per alcuni sarà semplice mentre per altri ci sarà qualche difficoltà, eppure, vive meglio chi compie il prodigio. A questi ultimi è concesso addirittura di provare a trasformare un porro in qualcosa di semplicemente morto con la sola forza dell’immaginazione.

Vedrete che ci riuscirà, come è stato provato moltissime volte.

Ora che avete capito cosa intendo con immaginazione, provate a distendervi e a rilassarvi pensando a come vi sentite quando, stanchi, state per mettervi a letto. Davvero ?! Vi sentite veramente più rilassati ? Allora avete buone probabilità di trasformare voi stessi in quello che volete poichè avete abbastanza immaginazione per affrontare i diversi cambiamenti che richiede la vita.

Molti si chiedono: “Perchè la volontà dovrebbe opporsi alla fantasia, dal momento che tutto quello che voglio lo posso ottenere in fantasia ?”. Qualcunaltro può pensare: “Quello che penso in modo fantasioso rimane tale e non si trasforma mai in realtà”.

La volontà si oppone alla fantasia quando desidero qualcosa mentre la mia mente dice continuamente: “E’ impossibile. Non è realistico. Non ci riuscirò mai. Faccio castelli in aria e mi fanno stare bene al momento. Ma tutto ciò che c’entra con quello che realmente voglio”.

Vedete che la risposta alla prima domanda vale anche per la seconda.

Ma voi desiderate veramente con la volontà e l’immaginazione? Queste due forze sono veramente concomitanti e non concorrenti ?

Se penso: “Supererò l’esame”, e contemporaneamente immagino me stesso triste, mentre si allontana sconsolato dalla sede in cui si è svolto il colloquio, cosa pensate che prevarrà  tra “volontà” e “immaginazione”?

Cosa prevarrà tra la tendenza a pensare che dovrò fare qualcosa in quanto atto di responsabilità e l’immaginazione la quale mi informa che non ci credo abbastanza dal momento che visualizzo, purtroppo, la sconfitta?

E’ questo il modo di porsi di molti di voi.

Ed è proprio per questo che chi, invece, si pone in modo diverso, ve lo trovate davanti nelle graduatorie.

Nelle scienze cognitive prevale oramai da quasi un secolo il potere della mente. La forza che parte dall’interno di ognuno di noi e si espande per animare ogni parte di noi stessi, ogni angolo del nostro Io interiore. Abbiamo adesso anche la prova provata che usare l’immaginazione per affrontare il cambiamento che vogliamo può realizzarlo. Anzi, è proprio questa modalità che la maggior parte delle persone usa normalmente e naturalmente. Ebbene, possiamo rafforzarla in noi stessi oppure alimentarla fino ai livelli più alti.

Ci sono numerosi metodi in letteratura ma io voglio proporvi un approccio un pò diverso. Esattamente quello che tiene conto del punto di vista scientifico, quello dello studio e dell’esperienza personale. Ovviamente di tutto ciò fa parte quella parte delle rilevanze scientifiche che annettono una buona importanza per lo sviluppo di questa disciplina quale il contributo della sofrologia, del pensiero positivo, del Training Autogeno di Shultz, della ipnosi medica e della PNL.

Nella vita quotidiana lo scontro tra la volontà e l’immaginazione è continuo.

Ne cito solo alcuni:  lo sforzo che fate per riaddormentarvi, quello di allontanare un cattivo pensiero; la lotta che fate per opporvi all’abitudine di dormire troppo o di dominare la dipendenza      affettiva, il vizio del fumo, l’impulso a giocare e a spendere; lo sforzo di frenare la pulsione sessuale o, viceversa, di attivarla solo in certe occasioni; lo sforzo di governare l’impulso aggressivo, di placare la rabbia e il risentimento, di gestire le occasioni in pubblico, di affrontare senza cedimenti i contatti con l’autorità, di affrontare e non evitare certi conflitti, di metterci più anima e passione in quello che fate sono tutti esempi di battaglie perse dalla volontà quando non è in sintonia con l’immaginazione.

Ripeto, il significato del termine immaginazione è quello di credere fermamente senza darsi comandi categorici a cui il nostro io interiore certamente non ubbidirà.

Se soffriamo d’insonnia , il pensiero di non poter dormire e lo sforzo per riuscirvi (ricorso alla volontà) ci renderà più agitati, più nervosi, allontanando sempre più il sonno desiderato. Se noi, invece, ricorriamo all’immaginazione visualizzando noi stessi mentre placidamente siamo in procinto di abbormentarci, stanchi per avere compiuto una fatica fisica, ben presto le nostre palpebre diventeranno pesanti e si chiuderanno in un fantastico sonno ristoratore.

Per comprovare tutto ciò ricorrerò alla  legge dello sforzo convertito di Charles Boudouin la quale afferma: “Quando un idea si è impadronita della vostra mente al punto da farne sprigionare una suggestione, tutti gli sforzi coscienti fatti per resistere a questa suggestione non servono che a rafforzarla”.