Realtà e realtà rappresentata

1395

Nell’eterno gioco delle parti ragione e sentimento sono un tuttuno nella mistica orientale mentre noi occidentali siamo propensi ad un atteggiamento antiscientifico quando abbracciamo quella cultura. E’ un errore. Ciò rappresenta forse il tributo da pagare per la limitazione che concediamo all’immaginazione dai limiti posti dal metodo scientifico. Una via di conciliazione è rappresentata dai principi della moderna fisica quantistica secondo Fritjof Capra nel suo “Il Tao della fisica”.

“Iconcetti della fisica moderna presentano sorprendenti corrispondenze con le idee espresse nelle filosofie religiose dell’estremo oriente. Ma come è possibile, vi domanderete, mettere a confronto la natura della conoscenza di queste due discipline e il linguaggio con cui questa conoscenza viene espressa: razionale e intuitiva.

La conoscenza razionale racchiusa nell’archetipo Yin è procedurale, sintetica e classificabile, rappresentata con un sistema di concetti  astratti e di simboli. Questo tipo di conoscenza è trasmessa mediante l’uso di alfabeti e si serve di lunghe stringhe di lettere e numeri. La successione delle informazionii è lineare e una affermazione è conseguenza di un’altra.” La conoscenza di tipo intuitivo invece, è naturale, olistica ed è rappresentata dall’archetipo Yang nel pensiero cinese. Questo rappresenta un mondo con una complessità illimitata e le cose non avvengono in successione ma tutte contemporaneamente; un mondo in cui “persino lo spazio vuoto ha una curvatura”.

“Non è possibile ridurre questo mondo in una sequenza di regole o leggi e interpretarle secondo norme convenzionali. Non ci è dato ridurre questa realtà a conoscenza razionale, quindi non possiamo ne misurare, ne classificare, ne analizzare niente. Continuiamo a volerci rappresentare la realtà fisica e a confonderla con i simboli con la quale questa realtà viene rappresentata mentre scopo del misticismo orientale è quello di liberarci da questa confusione tra realtà e realtà rappresentata. “.

I buddhisti Zen dicono che serve un dito per indicare la luna: ma non ci si deve preoccupare più del dito quando si è individuata la luna. Il saggio taoista Chuang -tzu ha scritto: “Il fine della nassa è il pesce: preso il pesce metti da parte la nassa; il fine del caloppio è la lepre: presa la lepre metti da parte il caloppio: Il fine delle parole è l’idea: afferrata l’idea  metti da parte le parole.”.

Si legge nelle Upanisad: “Essendosi concentrato su ciò che è di là dell’udito, di là del tatto, di là della vista, di là dal gusto e dell’olfatto, che è indeflettibile ed eterno, senza principio e senza fine, più grande del grande, duraturo, l’uomo si salva dalle fauci della morte.”.

Al pari dell’inconscio il mondo atomico e subatomico è al di là delle nostre percezioni sensoriali. Ciò che noi vediamo o sentiamo non è mai direttamente il fenomeno che abbiamo indagato ma sempre soltanto qualcuna delle sue conseguenze. Il nostro intelletto di tradizione e formazione occidentali non è in grado di trascendere la realtà suddivisa nei molteplici aspetti dell’essere,in quanto analitica. Nella vita ordinaria questa divisione è utile e necessaria per muoversi nel nostro ambiente quotidiano. E’ un’astrazione ideata dal nostro intelletto che distingue e classifica. Perciò credere che i nostri concetti astratti di cose e di fatti separati siano realtà della natura è una pura illusione.

Secondo la cultura mistica orientale invece, l’unità di tutte le cose è racchiusa, per i buddhisti nell’Essenza assoluta: “Ciò che l’animo percepisce come Essenza assoluta è l’unità della totalità di tutte le cose, il grande tutto che tutto comprende.“.

L’unità di tutte le cose e di tuti gli eventi, compresa l’unità di tutti i fenomeni naturali essendo essi interconnessi e intedipendenti, non possono essere compresi come entità isolate ma solo come parti integrate del tutto, compresi noi stessi che li osserviamo. Lo scopo principale delle tradizioni mistiche è di rimettere ordine là dove manca, acquietando la mente con la meditazione.

Non c’è un osservato senza qualcuno che l’osserva

Passando alla fisica, l’interconnessione della natura si rende evidente nella teoria di fenomeni atomici, con il modello dell’osservato e dell’osservatore. L’osservatore, cioè noi stessi, viene incluso nel sistema  che si sta osservando ed esaminando in quanto la sua influenza agisce su quanto osservato modificandolo  nel momento stesso in cui l’osserviamo.

Secondo il famoso fisico nucleare Hisemberg ” Il mondo appare come un complicato tessuto di eventi, in cui diverse specie di connessioni  si alternano, si sovrappongono e si combinano determinando la struttura del tutto“. Sempre Heisemberg aggiunge: “La scienza naturale non è semplicemente una descrizione  e una spiegazione della natura, essa è parte dell’azione reciproca tra noi e la natura“.

“Nelle scienze della natura lo scienziato non può assumere il ruolo di osservatore distaccato e obiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva  fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti osservati o dei soggetti dell’osservazione. Secondo il famoso fisico Wheeler, l’universo è un universo partecipatorio. Il parallelo con la cultura mistica orientale ci dice che la conoscenza mistica può essere raggiunta solo mediante la totale partecipazione  con tutto il proprio essere. Per loro osservatore e osservato, soggetto e oggetto  non solo sono inseparabili ma diventano anche indistinguibili. Secondo le parole di Chuang Tzu: “Lascio inerte il corpo e bandisco l’intelletto. Abbandonando la forma  e respingendo la conoscenza faccio parte del gran tutto. Questo intendo per sedere e dimenticare“.

Secondo le parole di un buddhista tantrico come il Lama Amagarika Govinda: “Il buddhista non crede in un mondo esterno indipendente o che esiste separatamente, tra le cui forze dinamiche egli può inserirsi. Il mondo esterno è il suo mondo interiore solo per lui due facce di uno stesso tessuto in cui i fili di tutte le forze, di tutti gli avvenimenti, di tutte le forme di coscienza e dei loro oggetti sono intrecciati una inestricabile rete di relazioni infinite e reciprocamente condizionate“. Tratto da Il Tao della fisica).