La donna che parlava con gli spiriti

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Psicologie e scienze cognitive

Mente & Cervello, novembre 2009, n. 59

Dopo la morte del marito, Anna costruisce un altarino intorno alla sua immagine e, come è tradizione nelle sue terre, gli «parla». I parenti da cui si è trasferita chiedono un parere medico, e la diagnosi non si fa attendere: schizofrenia. Una storia che ci ricorda come una diagnosi psichiatrica non può prescindere dal retroterra culturale dell’individuo. Di Armando De Vincentiis 

Alla fine dell’Ottocento, durante un viaggio in Malesia, Emil Kraepelin, uno dei padri della moderna psichiatria, si trovò a osservare la strana espressione comportamentale di alcuni abitanti del luogo: era un gruppo di individui, chiamati «i corridori di Amok», che urlavano e correvano tra la folla spinti da raptus di violenza omicida. Un comportamento considerato come una normale forma di protesta sociale dagli abitanti del luogo, che fu invece inizialmente etichettato da Kraepelin come malattia mentale.
Ma non occorre andare così lontano nel tempo e nello spazio per notare importanti differenze culturali addirittura all’interno dello stesso contesto sociale, che, se estrapolate dalla cultura di origine, rischiano di essere considerate patologiche. Proprio come è capitato alla signora Anna, 68 anni, originaria di un piccolo paesino del Meridione.