La cattiva abitudine di rinviare (di Angela Gaeta)

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"Appena risolverò quella situazione
smetterò di fumare"

"Questo weekend mangerò molto 
ma da lunedì... dieta"

"Mancano ancora 20 giorni all’esame, 
divertiamoci ora"

  La tendenza a posticipare l’esecuzione di un compito

importante per impegnarsi in azioni meno rilevanti ma più piacevoli, costituisce sempre più spesso un problema per le persone.

Inizia così, poi ci si ritrova a sentirsi impossibilitati a portare a termine qualcosa ripromettendosi più e più volte di farlo il giorno dopo e poi….

Tranquilli non siamo tutti dei procrastinatori seriali!

“Che noia!”

Può capitare che un individuo abbia problemi di organizzazione solo in un’area della sua vita e magari, per compiti che gli risultano particolarmente monotoni o sgraditi. In tal caso potremmo parlare di pigrizia o rigetto per attività che, tutto sommato, risultano tediose, ma che non comportano gravi disagi o conseguenze per la serenità della persona.

Attenti alla tendenza a evitare

I problemi cominciano a presentarsi quando la procrastinazione diventa uno stile di vita, una modalità per affrontare qualsiasi impegno o scadenza. In questi casi, il costante rinviare diventa un escamotage per evitare di confrontarsi con i propri limiti.

Pur di sfuggire alle angosce che ciò comporta si tende a evitare e si elaborano perciò delle “giustificazioni”, delle situazioni di ripiego come impegnarsi in attività di minor importanza e dall’esito più certo. Questa è l’unica via per evitare il senso di colpa che deriva dalle conseguenze del “non fare”.

Pur comprendendo che ci saranno delle ripercussioni dovute alla tendenza a posticipare, il procrastinatore non riesce ad immaginarsi nel futuro e ha poco chiari gli obiettivi che vuole raggiungere, questo ovviamente limita la sua possibilità di ragionare su eventuali alternative da percorrere per arrivare alla meta.

Molti autori hanno studiato la problematica cercando di individuarne caratteristiche, cause e modalità.

Solomon e Rothblum nel 1984, hanno individuato due tipi di procrastinatori:

Il procrastinatore “rilassato” e il procastinatore “preoccupato”

Il procastinatore “rilassato” si riferisce a colui che evita tutti i compiti che vengono percepiti come incombenti o noiosi, ma esplora con interesse tutte le attività che lo appassionano. Il problema è che, calato l’entusiasmo iniziale, non raggiunge alcun obiettivo in nessuna delle attività intraprese;

Il procrastinatore “preoccupato” è come bloccato da paure e idee irrazionali che non gli consentono di agire. Solitamente si presenta in persone con scarsa fiducia nelle proprie capacità e con difficoltà nella gestione dello stress.

La procrastinazione è dunque connessa alla personalità dell’individuo e al suo modo di ragionare: chi è abituato a standard elevati, potrebbe avere paura di portare a termine qualcosa che non corrisponde alla sua immagine di perfezione, il quale è così insicuro delle proprie capacità che preferisce rimandare. Altri, invece, sono spaventati dall’insuccesso e per questo rinviano all’infinito le cose che vorrebbero fare per il timore di fallire.

Paradossalmente c’è anche chi rimanda perché teme il successo

Sono persone che inconsciamente credono di non meritarselo. Altre volte l’abitudine inveterata a rinviare potrebbe essere dettata dalla voglia di ribellarsi alle aspettative altrui vissute come insostenibili.

Un ulteriore distinzione va fatta rispetto ai compiti

Trovarsi a dover affrontare attività che hanno una data di scadenza permette al procrastinatore di avere un preciso lasso di tempo da rispettare, quindi può “perdere tempo quanto vuole” ma alla fine dovrà comunque produrre qualcosa.

La situazione si complica quando il compito da svolgere non ha una data di scadenza, in questo caso si corre il rischio di rimandare perennemente o addirittura di non cominciare neppure. Ad esempio sposarsi, iniziare una dieta, iniziare a fare sport, trovare un nuovo lavoro, aprire un’attività in proprio…

Questo tipo di procrastinazione può generare a lungo termine rimpianti e sensi di colpa per ciò che non si è mai portato a termine.

E’, dunque, evidente che le conseguenze della procrastinazione possono condurre ad esiti diversi: da piccoli problemi nella gestione della vita quotidiana, a disagi relazionali e lavorativi, fino a percepirsi come gravemente incapaci di decidere del proprio futuro e di assumersi le proprie responsabilità.

Ma c’è una buona notizia!

La procrastinazione non è necessariamente un male, molti infatti hanno messo in luce i vantaggi che questo modo di fare comporta.


Per Adam Grant, psicologo statunitense, l’abitudine a rinviare è connessa alla creatività.

Solitamente, quando dobbiamo svolgere un compito o trovare una soluzione ad un problema, formuliamo delle idee, ma sembrerebbe che le prime a cui pensiamo, siano anche le più banali, mentre procrastinare potrebbe permetterci di essere aperti a nuove ipotesi. Incrociare per coincidenza qualcosa di insolito e originale ci può portare inaspettatamente a risultati innovativi e singolari.

Secondo Anna Abramowski, psicologa britannica, le persone che “procrastinano attivamente dimostrano un certo livello di fiducia in se stessi e di autonomia, perché sono consapevoli del rischio di sottoporsi a pressioni dell’ultimo minuto, e nonostante questo lo fanno lo stesso. Il che può essere una buona cosa, perché stimola la creatività e permette loro di impegnarsi in più attività allo stesso tempo”.

Secondo l’autrice, possiamo rivolgere in positivo un’abitudine che molto spesso ci porta svantaggi e preoccupazioni e trarre invece, anche qualche vantaggio.

Alcuni di questi sono: dare più attenzione ai dettagli;

acquisire strumenti migliori per portare a termine il compito (difatti durante il tempo impiegato a procrastinare si possono imparare, anche in maniera accidentale, nuove abilità);

fare cose che normalmente non si farebbero;

elaborare approcci nuovi e più creativi.

Inoltre, quando si decide di portare a compimento ciò che è stato fino a quel momento rimandato, la pressione della scadenza permette di concentrarsi unicamente su quel compito rendendoci più produttivi.

*Angela Gaeta  

Laureata in psicologia, esperta in psicologia Giuridica, iscritta all’albo regionale degli psicologi. E’ redattrice di alcuni articoli; si occupa di progettazione e problemi dell’infanzia, violenza di genere e disagio sociale.

Collabora con questa rivista.

Bibliografia

Anna Abramowski, Is it time for ‘ active’ procrastination?, in The British Psychological Society, vol.27, n3, Marzo 2014

Adam Grant How, Originals: How Non-Conformists Move the World, 2016

Laura J.Solomon and Esther D.Rothblum, Academic Procrastination: Frequency and Cognitive-Behavioral Correlates, in Journal of Counseling Psychology, vol.33, n4, 503-209, 1984