Giocatori si nasce…o si diventa?

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Giocatori si nasce o si diventa?

Qualcuno dice che giocatori si nasce mentre qualcun altro è convinto che si diventa. Tra le due opinioni contrapposte primeggia la via di mezzo ma c’è qualcosa che ci dice che le menti possono essere – e talvolta, anche facilmente – deviate e gli individui persuasi a vedere questo aspetto della vita e del gioco un elemento irrinunciabile.

Si inizia come gioco e si finisce con una dipendenza; gioco e dipendenza sono entrambi aspetti della tendenza umana a trovare un equilibrio adattivo.

La mente infatti, tende a favorire sia il gioco come attività che spinge all’apprendimento, sia la conservazione in memoria degli apprendimenti al fine di facilitarci sempre l’adattamento.

C’è, però, ancora un altro elemento che favorisce la prosecuzione all’infinito del gioco ed è l’emozione del rischio.

L’emozione del rischio è anch’essa una caratteristica umana che favorisce l’esplorazione di nuovi ambienti e di nuove attività al fine di evolversi e migliorare.

Le tre tendenze quindi, il gioco, l’apprendimento e il rischio, formano una commistione che favorisce chi specula ma penalizza con una forte illusione chi viene spinto per tante buone ragioni a voler giocare.

Spesso queste tre componenti, dicevamo, non bastano per creare una dipendenza, e allora si tende a governare il fenomeno creando intorno alla potenziale vittima un ambiente che favorisce la tendenza a giocare, una di queste è la pubblicità. Non solo. Il quadro attuale è di forte coinvolgimento sociale, come se chi non gioca venisse emarginato, sembra uguale al coinvolgimento al fine di prendere posizioni intorno alla propria squadra del cuore per il calcio. Ma il calcio sembra un’altra cosa.

“Giocare” al gratta e vinci oppure al lotto o ad altre attività dove punti su qualche risultato previsionale, serve solo all’illusione di una vincita.

Illusione di vincita

Ecco, questo è l’elemento più incisivo: immaginare di vincere. Ipotizzare e prefigurarsi la vincita anticipandola, cioè vivendola come fosse presente. L’illusione di vincita costringe a provare più e più volte nell’attesa che l’evento si concretizzi. Ma come chiunque sa, la vincita non sarà mai superiore al banco.

Il banco non perde mai.

Per quel che riguarda la denominazione di “gioco” il termine è assolutamente inesatto e per qualche ragione ingiusto, anche perchè ingenera confusione e ambiguità. Nel gioco vero c’è la partecipazione attiva del giocatore che concorre a raggiungere un risultato. Nel caso dei cosiddetti giochi di cui stiamo parlando (ma forse dire gioco d’azzardo chiarisce bene le intenzioni del contendere) il giocatore lascia solo al caso la vincita e la perdita. Ben presto il giocatore viene sovrastato dall’impellenza di vincere e i suoi movimenti risultano così automatici che gli sembra di essere guidato e costretto da una forza invisibile.

Ho già descritto questa fase che ha g tutti gli aspetti della trans ipnotica in un altro articolo che vi invito a leggere.