Distorsione del pensiero

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Distorcere il pensiero significa che le interpretazioni che diamo alle cose quotidiane (eventi, comportamenti) acquistano un significato che trasfigura la realtà e questo ci procura problemi in quanto ci rende difficili i rapporti con gli altri e ci conduce, alla lunga, al conflitto e alla rinuncia.

Lettura del pensiero

Molte persone credono di interpretare quello che gli altri vogliono dire senza ascoltarli. Questa forma di pensiero che si chiama “ lettura del pensiero” si riferisce alla presunzione di quelle persone che sono convinte di interpretare il vero significato che qualcuno vorrebbe trasmettere ma senza trasmetterlo.

Attribuire significati diversi da quelli che stanno nell’intenzione di chi comunica è un altro modo di distorcere il pensiero degli altri.

Quando ci si riferisce al proprio pensiero allora si può riconoscere diverse forme di pensiero distorto.

Ovviamente le persone che distorcono il pensiero non sanno di questo ma qualche dubbio primo o poi si fa avanti.

Pessimismo

“Non ce la farò mai” è un’affermazione che ci dice qualcosa sulle previsioni circa il raggiungimento di un obiettivo della persona che la pronuncia ma non sappiamo a cosa si riferisce.

Una persona abituata a valutare in modo inadeguato le possibilità che ha, dato un certo punto di partenza, una certa dose di risorse a sua disposizione, una certa forza, continuità e competenza personale, spesso farà previsioni inadeguate circa il successo nel raggiungimento dell’obiettivo. Queste abitudini si possono riferire all’ambiente intorno alla persona. Per altri ciò può essere assai diverso.

Sicurezza in se

Una mia amica, anche collega, spesso mi diceva che io nelle cose non ci dovevo mettere molto entusiasmo altrimenti la delusione, in caso di fallimento, sarebbe stata troppo distruttiva.

Quella persona si riferiva a se stessa, a come lei reagiva e avrebbe pertanto reagito in tali circostanze. Prefigura certamente un atteggiamento molto cauto se non addirittura pessimistico. La mia tesi era – ed è – invece, che se non ci metti l’entusiasmo nelle cose è molto difficile raggiungere l’obiettivo prefissato. La mia amica non aveva preso in considerazione l’influenza sugli altri della sicurezza in se. L’effetto di un atteggiamento sicuro di se, quando è minimamente ragionevole, è quello di suggestionare anche gli altri e risultare il più delle volte contagioso. Inoltre le persone ti autorizzano a prendere decisioni al loro posto e sono pronte ad avere fiducia.

Prendere iniziativa implica un atteggiamento positivo e intraprendente. Viceversa, rimanere inattivo anche quando si hanno delle idee, non ti da la possibilità di verificare se esse funzionano. Ma soprattutto, la mancanza di verificarle ti mette in una condizione di mortificazione e di inefficacia. La sensazione che provoca la rinuncia è la sfiducia in se e la depressione.

Dietro ogni comportamento c’è un pensiero

Prima di ogni azione c’è un pensiero. Quando l’azione o il comportamento portano ad un risultato non atteso o non voluto vuol dire allora che pensiero ed azione non sono in accordo, non sono in armonia. Numerosi esempi potrebbero spiegare questo. Se non ci sentiamo compresi o non riusciamo a studiare come vorremmo o non riusciamo ad essere persuasivi o ci sentiamo in difficoltà emotive molto spesso, allora c’è scompenso tra il pensiero e l’azione. In origine questo scompenso non c’era e nello stato naturale ciò non si verifica.

Un pensiero distorto è all’origine delle nostre difficoltà. Il nostro stesso modo di percepire gli altri e il mondo viene distorto dall’educazione sbagliata, pregiudizi, da certe condizioni di stress oppure da cattive abitudini di pensiero che ci costringono a fingere di essere altro da quello che siamo.

Alcune persone si dicono sempre: “se solo riuscissi a prendere l’iniziativa…” e continuano a mortificarsi in un angolo. Il giudizio che si danno queste persone è molto severo. In realtà è tanto più severo quanto più alte sono state le loro aspettative su di se. Allora, per non soffrire più rinunciano. Questo errore si può ripetere per tutta la vita.

A distorcere il pensiero si comincia molto presto

In un bell’esperimento compiuto negli anni sessanta in USA, dei bambini di 6 e 8 anni vennero coinvolti in una attività che consisteva nel lanciare, da diverse distanze, degli anelli di legno che dovevano impilare dei pioli posti per terra.

I bambini dovevano scegliere fra tre distanze a cui porsi per lanciare questi pioli. Indovinate a quale delle tre distanze – molto vicina, mediamente vicina e molto distante – si ponevano i bambini che avevano più sicurezza in se e a quale distanza sceglievano di porsi quelli più insicuri ?

I bambini più sicuri si ponevano ad una distanza intermedia dalla quale potevano anche sbagliare ma credevano che con l’applicazione e l’impegno avrebbero centrato la maggior parte dei pioli. Inoltre non avevano paura delle conseguenze di un eventuale fallimento.

La “Profezia che si auto avvera”

Quei bambini che non dispongono di una buona autostima hanno certamente una storia di fallimenti alle spalle. Questi fallimenti possono in gran parte derivare da un pensiero distorto su di loro e loro in relazione con il mondo. Successi e fallimenti hanno una loro interpretazione. Talvolta vengono minimizzati i fallimenti e accentuato il valore del successo. Talaltra avviene il contrario: i fallimenti assumono una importanza fondamentale e rimangono indelebili mentre i successi vengono minimizzati e tendono a scomparire dalla memoria. In questo modo (e ciò avviene molto presto nella storia di ognuno di noi) si rinsaldano veri e propri schemi mentali di se rispetto al successo e al fallimento. Il resto lo fanno le abitudini a pensare in questo modo e il contributo del contesto che tende a confermare secondo le modalità oramai famose della “profezia che si auto avvera”.