Cosa è successo ad Aronica contro il Torino

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Cosa é successo ad Aronica contro il Torino

Volontà e immaginazione sono due forze antagoniste.
La volontà è una forza personale che decide degli sforzi di una persona e le sue scelte sono rivolte ad un fine che è quello scelto, deciso e voluto.
Mettiamo un calciatore che gioca ai più alti livelli.
Assieme alla sua squadra combattono per fare goal. Gli attaccanti hanno la forza e la determinazione di segnare ma anche la destrezza e la volontà, certe volte la magìa, cioè quella particolare commistione tra intelligenza e fisicità che li avvicina ai funamboli e ai prestigiatori. Come loro, essi “costruiscono” attraverso scambi ed acrobazie una azione che li conduce come fosse un “perfettamente armonico” tra elaborazione e creatività, tra fantasia e volontà.
In un batter d’occhio “vedono” ciò che altri non vedono.
Molte manovre sono così ripetitive che costituiscono veri e propri schemi. Gli schemi sono degli automatismi che la mente elabora sulla base di associazioni costruite – nella realtà concreta del gioco di squadra – frutto di una profonda esperienza.
Gli schemi sono alla base della maggior parte delle azioni di tutti noi e non rientrano negli atti di volontà ma di particolari automatismi che caratterizzano la maggior parte delle centinaia di decisioni che prendiamo nella quotidianità. Nell’attraversare la strada diamo un colpo d’occhio a destra e uno a sinistra; valutiamo la distanza e la velocità dei mezzi, confrontiamo questi con la velocità che impiegheremo ad attraversare la strada, le condizioni di visibilità. Per far questo ci impieghiamo non più di un secondo e se non fosse per gli automatismi a cui ho accennato, dovremmo impiegarci molto di più.
E veniamo adesso al caso Aronica.
La maggior parte delle scelte che fa un calciatore in campo le dovrà fare in una frazione di secondo. Come quando decide di passare il pallone ad un compagno anziché ad un altro.
In base al ruolo un calciatore ha maggiormente sviluppato degli schemi rispetto ad altri. Così un difensore scivolerà senza commettere fallo sull’avversario, mentre un attaccante che deve segnare scatterà nel momento opportuno per smarcarsi e ricevere il passaggio decisivo. Colui che costruisce l’azione e colui che porge il passaggio decisivo hanno sviluppato in testa lo schema (inconscio): ”Compagno che scatta”.
Questa lunga premessa è stata necessaria per spiegare, attraverso un esempio molto concreto come quello del calcio, il fatto che quando c’è conflitto tra volontà e immaginazione vince sempre la seconda. Devo però spiegare che intendo con “immaginazione”.
L’immaginazione non è la fantasia genericamente intesa ma l’immagine pensata prima di esprimere un comportamento o una decisione. Quello che crediamo, espresso sotto forma di pensiero o immagine mentale. Per spiegarmi meglio, immaginate la volontà di fare goal in un calciatore. Può essere l’espressione di una determinazione in quanto espressione di volontà ma anche soltanto un compito ben preciso, un dovere, dato per scontato ma non che discende da una determinazione. In breve, la volontà non sempre è sinonimo di determinazione in quanto decisione in cui si crede fermamente, di cui si è convinti in ogni momento del gioco in campo. Tra l’una e l’altra delle due volontà gioca un ruolo fondamentale l’immaginazione, cioè l’immagine- presente- in- testa- del- calciatore- che -vince.
L’esempio della vittoria della fantasia sulla volontà si è avuta nell’episodio di Aronica che nella partita contro il Torino, ha passato la palla all’avversario, il quale ha segnato il goal del pareggio all’ultimo minuto della partita.
Un errore clamoroso commesso dal calciatore che certamente non l’avrebbe voluto in quanto non frutto della sua volontà.
Esaminiamo la dinamica di ciò che è accaduto solo in una frazione di secondo, cioè quando Aronica ha passato il pallone all’avversario. Nell’istante in cui Aronica stava per disporsi a calciare col piede sinistro per servire il suo portiere è scattato prontamente Sansone, l’attaccante del Torino. Nella mente di Aronica si sono scontrate due decisioni, una era quella di rinunciare, con un atto volitivo, di non passare più indietro – la volontà – l’altro, lo schema automatico della sua mente “compagno che scatta”. Tra le due ha vinto l’automatismo. Dal momento che non avviene frequentemente che un difensore si lasci confondere in questo modo vuol dire che il calciatore si trovava in uno stato di confusione. Ma a cosa era dovuta la confusione ? Ebbene molti di quelli che hanno seguito la partita hanno concluso che la squadra del Napoli non si trovava nella sua massima forma. Anzi, pare che la squadra, ovvero molti dei singoli calciatori, non credevano veramente in sé da quanto si sono mostrati indecisi in varie occasioni. La lucidità non era il tratto distintivo in quel momento della squadra. L’insieme di questi fattori ha determinato quello di cui un responsabile dovrebbe preoccuparsi.
Ecco spiegato il principio che va sotto il nome di legge di Couè:”Quando la volontà e l’immaginazione si contrappongono nella nostra mente, ha sempre la meglio l’immaginazione”. Tradotto significa che se siete su una tavola per terra la percorrerete senza esitazione ma se la tavola è posta tra due palazzi non ci proverete neppure. Per quanto la vostra volontà di avanzare sia forte, se immaginate di non poterlo fare, sarete nell’impossibilità assoluta di farlo.